venerdì, 12 giugno 2009

I ministri dello sviluppo chiudono il G8 invocando coordinamento... ma a costo zero
di Monica Di Sisto*

  Nessun nuovo impegno finanziario, la riaffermazione dei livelli di aiuti gia' concordati nelle edizioni precedenti del G8 e ancora non raggiunti, il bisogno urgente di dare maggior coordinamento ed efficacia agli interventi di cooperazione per affrontare l'impatto della crisi, soprattutto nei Paesi piu' poveri. Il G8 sviluppo si conclude oggi alla Farnesina sottolineando il ''bisogno di una risposta forte, coerente e coordinata'' a una crisi ''senza precedenti'', alla quale bisogna reagire con gli strumenti della cooperazione per far ripartire la crescita che, secondo i ministri per lo sviluppo dei 14 Paesi convocati a Roma, ''e' cruciale per ogni strategia di successo'' per sconfiggere le difficolta' presenti.
   Il documento finale stilato dai ''G14'' prende atto con favore dei provvedimenti assunti dal G20, primo tra tutti il rifinanziamento del Fondo Monetario Internazionale, ma soprattutto punta alle risorse aggiuntive e dei soggetti privati, cittadini compresi, ricononoscendo alle Nazioni Unite e alla Banca Mondiale un ruolo di leadership nell'individuazione di ''meccanismi innovativi di finanziamento'' degli Aiuti pubblici allo sviluppo, rispetto ai quali i ministri del ''G14'' romano chiedono ai propri Governi un ''cambio di scala e di velocita' nell'implementazione''. I Paesi emergenti, in particolare Brasile, Cina, India, Messico e Sudafrica presenti a Roma grazie al nuovo formato allargato del confronto assunto dal G8 italiano, come ha chiarito lo stesso ministro degli Esteri e presidente del vertice Franco Frattini, non possono piu' rimanere ''intrappolati'' nel ruolo di beneficiari storici degli aiuti. Insieme all'Africa, anche se al palo in tutti gli indicatori di sviluppo, debbono fare un passo avanti nella lotta alla crisi ridefinendo le proprie responsabilita' definendo proprie politiche (e risorse) nazionali e regionali.
   Persino i cittadini dei Paesi piu' poveri che emigrano all'estero per trovare opportunita' dovranno fare la propria parte: appoggiando il lavoro della Banca Mondiale l'Italia ha presentato un piano in virtu' del quale si prevede di dimezzare in 5 anni dal 10 al 5% il peso delle spese di trasferimento in patria delle rimesse dei migranti. Un'iniziativa salutata con favore dal presidente dell'Agenzia delle Nazioni Unite per lo sviluppo agricolo (Ifad) Kanayo F.Nwanze: ''L'Ifad - ha spiegato l'esperto - insieme all'Universita' di Boston ha condotto uno studio sulle rimesse che ha provato che il loro volume e' di tre volte superiore a quello dell'Aiuto pubblico allo sviluppo globale, e che, nonostante una riduzione tra l'8 e il 10% in valore dovita alla crisi, si conferma tra le risorse piu' importanti per lo sviluppo dei Paesi piu' poveri''.
   I Grandi vecchi e nuovi, cosi', cercano di trovare nuove fonti di finanziamento nel momento in cui concordano nel dover ''assicurare l'accesso universale ai servizi sociali di base'' quando, pero', molti spettri si delineano all'orizzonte: i cambiamenti climatici, l'insicurezza alimentare, le pandemie. Archiviato l'ottimismo del debutto degli Obiettivi del Millennio che si respirava a Genova, oggi dal G8 italiano arriva un appello al realismo, alla corresponsabilita', alla corsa fino all'ultimo dollaro utile. Soprattutto se gia' promesso ma mai arrivato a destinazione.

*vicepresidente di Fair

venerdì, 17 aprile 2009

G8 Agricoltura: Da Treviso a Genova, la Terra è nostra
Fair: Il futuro è in un’agricoltura diversa,
in Italia come in tutto il mondo

 
Roma, 17 apr – Domani a Treviso, per il G8 agricoltura insieme al Comitato italiano per la Sovranità alimentare come co-estensore del documento comune al centro del seminario "Il cibo al centro, l'agricoltura ovunque". Ma già da stasera Fair è in citta per partecipare come coalizione Help Local Trade (
www.helplocaltrade.org) con la relazione di Alberto Zoratti al Festival-Incontro "Questa terra è la nostra terra" (questaterralanostraterra.blogspot.com) su “Crisi climatica, crisi energetica, crisi economica. Quali alternative per un diverso modello di sviluppo”. E poi a Genova il 23 aprile in Sala Sivori (salita santa Caterina 12) per il primo incontro pubblico "G8 e Terra. Agricoltura sostenibile e diritti delle comunità locali", in cui valutare gli impatti a livello locale delle decisioni prese dai G8 sulle politiche agricole.
Tra le organizzazioni presenti a Treviso, e che continueranno a chiedere più partecipazione democratica e più politiche a favore della piccola agricoltura sostenibile, Fair farà sentire la propria voce insieme a quella delle proprie reti di riferimento a difesa dell’agricoltura e dell’autosviluppo locale in occasione dei vari vertici che si stanno svolgendo nel nostro Paese in preparazione dell'evento della Maddalena del luglio 2009, otto anni dopo dai tragici fatti di Genova.
Fair (
www.faircoop.it), organizzazione che con diversi progetti di tessile e prodotti di base bio ed equi partecipa alla costruzione di percorsi di economia solidale “dal campo all’armadio”, sostiene la lotta dei movimenti, delle organizzazioni sociali e dei piccoli produttori per una nuova fioritura dell’agricoltura globale che può essere minacciata da decisioni prese per tutti dai soli “8 grandi”.  L’Italia è tra questi però, proprio come alcuni Paesi africani, è tra i maggiori produttori di cibo nel mondo ma ha poca capacità di difendere i propri piccoli produttori dalle trappole dell’agrobusiness e dalla Grande distribuzione organizzata.
La crisi economico finanziaria che stiamo vivendo e che non ha precedenti dal '29, è dovuta ad un mercato e ad un'economia sempre più sganciate dalle condizioni reali delle persone e delle comunità, ed ha portato il livello di credibilità di organizzazioni informali come il G8 è ai minimi termini. "Stesse ricette, vecchi cuochi" ha dichiarato la coalizione Help Local Trade (
www.helplocaltrade.org) dopo il G20 londinese, che ha toccato senza risolvere alla radice le cause prime dello sconquasso prima finanziario e poi economico che stiamo vivendo.

Gli appuntamenti
 
Venerdì 17 aprile - Montebelluna
Il futuro appartiene a noi - Giornata Mondiale di via Campesina
Quilombo - Area Sansovino - PalaMazzalovo
Dalle 19.00
Aperitivo e stand locali
Alle 21.00
Crisi climatica, crisi energetica, crisi economica. Quali alternative per un diverso modello di sviluppo
Ne discutiamo con
* Oscar Olivera, Portavoce della Coordinadora de defensa del agua y la vida Cochabamba Bolivia
* Giuseppe Caccia,  Uninomade Nord Est
* Paolo Cacciari, Giornalista di Carta
* Guido Viale, Scrittore ed economista ambientale
* Alberto Zoratti, Cooperativa Fair, Genova/Help local trade
 
18 aprile 2009, Treviso - Palazzo Bomben
Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare e la Coalizione Italiana contro la Povertà – GCAP Italia
“Il cibo al centro, l’agricoltura ovunque”
interviene per la coalizione Help Local Antonio Onorati del Centro Internazionale Crocevia/IPC
 
23 aprile 2009 Genova – Sala Sivori (Salita santa Caterina 12)
"G8 e Terra. Agricoltura sostenibile e diritti delle comunità locali",

 Primo incontro pubblico in cui valutare gli impatti delle decisioni prese dai G8 sulle politiche agricole, a livello ligure, nazionale e sui piccoli produttori di tutto il mondo.
Organizzato da Legambiente Liguria, COSPE, AIAB Liguria e Fairwatch in collaborazione con Crocevia. Un evento che vede il patrocinio della Provincia di Genova con il contributo della Regione Liguria e del Ministero Affari Esteri
Partecipano
 Alessandro Volpi, docente di storia contemporanea e geografia politica all'Università di Pisa, tra i maggiori esperti italiani sugli impatti delle politiche economiche internazionali a livello locale;
Beppe Croce, Legambiente
Edoardo Calza Bini, Ong Crocevia
Alberto Zoratti, Fair / coalizione Help Local Trade
Cristina Puppo, COSPE
Andrea Ferrante presidente nazionale di AIAB.

mercoledì, 01 aprile 2009
G20: nuovi cuochi, vecchie ricette. Su commercio e finanza chiediamo un “Crisis Round”
Antonio Tricarico di Campagna Riforma Banca Mondiale da Londra e la Coalizione Help local trade: “Chiediamo un “Crisis Round” della Wto, regole serie per i mercati finanziari e maggiore trasparenza e democrazia per le istituzioni e i consessi globali”

Londra, 1 aprile - Rappresentano l’80% del prodotto interno lordo del pianeta e due terzi della sua popolazione, ma i G20 non sembrano saper tirare fuori dal cappello del prossimo incontro al via a Londra che le solite ricette: libero commercio sotto l’egida della Wto e salvataggio della vecchia finanza sono, infatti, al centro delle bozze di documento finale che stanno circolando in queste ore e sono finite sulle pagine del Financial Times.


Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, da Londra e la Coalizione Help local Trade (formata da Centro internazionale Crocevia, Fair, Mais, CRBM, Mani Tese e Sci) chiedono insieme alle reti internazionali un “Crisis Round”: riaprire tutti i negoziati in corso e di trovare, in ambito nuovo, un pacchetto vincolante e complessivo di misure anti-crisi elaborate a partire da una seria analisi degli impatti potenziali di questa crisi sulle aree sociali e settoriali vulnerabili, a Nord e a Sud, e dalle proposte che le organizzazioni della società civile, le organizzazioni sociali, i sindacati, le realtà produttive e di base insieme alle autonomie locali, hanno sperimentato in questi anni per rispondere alla marginalizzazione, l’impoverimento, la disoccupazione e la discriminazione che hanno colpito sempre più abitanti di questo pianeta.


Regolamentazione dei mercati finanziari? Riparliamone quando la recessione è finita, dicono i finanzieri

Le proposte di regolamentazione dei mercati finanziari confermano il magro risultato del vertice dei ministri delle finanze del G20 di metà marzo e non fanno alcun passo avanti come invece necessario ed urgente. Per quel che concerne la regolamentazione degli hedge funds, tra i fondi più speculativi ed attori cruciali del sistema bancario parallelo che ha dominato la finanza nell'ultima decade – si pensi che l'80 per cento di questi fondi è registrato alle Cayman Islands – i governi del G20 delegano il nuovo Financial Stability Board a definire una supervisione. Un altro ritardo che consente agli speculatori di continuare ad agire indisturbati anche durante la crisi.
Nel comunicato si annuncia addirittura che i requisiti patrimoniali per le banche private non dovrebbero essere rafforzati finchè non si esce dalla crisi. L'obiettivo centrale è quello di rilanciare l'economia e il sistema bancario, come se nulla fosse successo. Solo in seguito, eventualmente, ci sarà modo di discutere delle eventuali regole per evitare che il sistema finanziario trascini nuovamente l'economia mondiale nel baratro. Infine, riguardo al single accounting standard, nessun dettaglio è dato su quale questo sarà e come sarà attuato a livello internazionale. Nessuna menzione è fatta del fatto che l'International Accounting Standard Board al momento è registrato in Delaware, un paradiso fiscale, e non è affatto controllabile dal pubblico.

Aiuti al commercio
Rimangono la polpetta avvelenata lanciata ai paesi più in crisi perché ingoino la rapida chiusura dell’indigesto Development round di liberalizzazioni commerciali oggi in stallo in ambito Wto, potenzialmente molto dannose per loro, o, secondo le ultime proiezioni della Banca Mondiale, del tutto ininfluenti sui loro volumi attuali di commercio e di guadagni. Se l’Ocse lancia l’allarme sul fatto che i volumi degli aiuti allo sviluppo globali si stanno riducendo, le promesse di soldi freschi in cambio di nuovi potenziali mercati per i soliti noti e le loro imprese vengono rinnovate.
Lanciamo, invece, un Crisis Round: riapriamo tutti i negoziati in corso a partire dall’analisi concreta della faccia più dura della crisi, da svolgere nell’ambito delle Nazioni Unite, con il supporto delle agenzie specializzate e con ampi spazi di confronto con la società civile, le organizzazioni sociali, sindacali, di produzione e le autonomie locali, per individuare un pacchetto complessivo di misure anticicliche per invertire la deriva di molti dei nostri territori.

Più soldi al Fondo Monetario Internazionale. Ma quanti e per cosa, si vedrà

Ancora lontano sembra l'accordo su come aumentare le  risorse del Fondo monetario internazionale,  che vede un forte scontro tra le due sponde dell'Atlantico con la mediazione del Regno Unito. I governi europei sono restii a triplicare le risorse come richiesto dagli Stati Uniti ed allo stesso tempo  temono che il contributo maggiore delle economie emergenti, anche in via bilaterale, possa giustificare la necessità di dare a queste più quote di potere e rappresentanza nel Fondo a danno dei sovra-rappresentati paesi europei. Oggi, infatti, ad esempio la Cina ed il Belgio hanno lo stesso potere di voto nel consiglio direttivo dell'istituzione.
Allo stesso tempo il G20 non rimette affatto in discussione il paradigma di dannose condizionalità economiche di stampo liberista che sono ancora collegate ai prestiti del Fmi, come visto nei recenti salvataggi in Est Europa. E' fondamentale che i governi, ed eventualmente il governo italiano, condizioni nuovi finanziamenti al Fondo alla rimozione di queste odiose condizionalità dal suo operato. Allo stesso tempo l'Fmi deve smettere di offrire prestiti di lungo termine per lo sviluppo, tornando al suo mandato originario, e lasciando questo compito ad altre istituzioni del sistema Nazioni Unite, e banche di sviluppo regionale.

Non c’è nemmeno un dollaro per lo sviluppo locale
Dopo aver speso trilioni di dollari per salvare le solite banche, i territori vengono lasciati al loro attuale abbandono, senza che venga messo a disposizione nemmeno un dollaro per modificare l’impatto della crisi sull’accesso ai diritti fondamentali come sovranità alimentare, acqua, scuola, salute, produzione e consumi di base nei territori più vulnerabili e in difficoltà, a Sud come a Nord. La prospettiva è sempre la stessa: il macro salverà il micro per “sgocciolamento”, nonostante sia ormai sotto gli occhi di tutti che i Paesi dominanti bevono d’un sorso anche le ultime gocce di qualunque risorsa ed opportunità.

Paradisi fiscali: nulla di nuovo sotto il sole
Dopo avere ascoltato ripetute e durissime prese di posizione contro i paradisi fiscali di quasi tutti i leader dei Paesi del G20, si può dire che la montagna ha partorito il topolino. In particolare, verrà resa pubblica una nuova lista OCSE dei paradisi fiscali che non cooperano con la comunità internazionale, ma le sanzioni da prendere al riguardo e come raggiungere un accordo multilaterale per aumentare la trasparenza di queste giurisdizioni sono temi che il G20 tratterà solamente alla fine dell'anno. Ancora una volta Gordon Brown ha preferito dare precedenza agli interessi della City di Londra che a quelli dell'economia reale e dei contribuenti.
In questo senso, le maggiori economie del pianeta continuano ipocritamente a puntare l'indice contro delle piccole isole tropicali o altre giurisdizioni che contano poco o nulla nello scacchiere internazionale, invece di guardare in casa propria. Quanti sono i paradisi fiscali all'interno della virtuosa Unione Europea o sotto il controllo più o meno diretto di nazioni europee? Quante imprese nostrane hanno filiali, sussidiarie e controllate in qualche paradiso fiscale? E ancora, perché governi e banche centrali non impediscono alle nostre banche di aprire filiali offshore? A queste domande i Paesi del G20 non reputano di dovere rispondere.

Nasce il Financial Stability Board. Ancora meno trasparente dell'IMF
I governi del G20 hanno già raggiunto un accordo su allargare la membership del Financial Stability Forum creato dopo le crisi asiatiche del 1997-98 per preservare la stabilità finanziaria – cosa non affatto garantita a soli 10 anni di distanza – a tutti i venti paesi e quindi di rendere l'FSF una nuova istituzione permanente denominata Financial Stability Board. Nasce così una nuova istituzione globale di supervisione dei mercati finanziari e delle politiche macro-finanziarie dei singoli governi.
Sembra sarà Mario Draghi sempre a presiedere questo nuovo board.
La società civile è fortemente preoccupata dell'opacità del funzionamento del FSF fino ad oggi, inferiore addirittura a quella del Fmi, nonché della poco chiara divisione di competenza tra la nuova istituzione, il Fondo monetario ed altri bodies rilevanti in materia finanziaria a livelllo internazionale, ad esempio la Bank for International Settlement. E quale sarà il ruolo e la responsabilità dei Governi “democraticamente eletti”?

Poca democrazia nei nuovi consessi globali
Il G20 riapre, infine, l'annosa questione della riforma del sistema di governo delle istituzioni finanziarie internazionali, rimandando però il negoziato al 2011 nel caso dell'Fmi ed al 2010 per la Banca mondiale. La società civile è preoccupata che mentre le economie emergenti potrebbe essere maggiormente rappresentate nel lungo termine nei consigli direttivi delle istituzioni, come la nuova mappa geo-economica del pianeta inevitabilmente richiede, la gran parte dei paesi del mondo e quelli più impoveriti rischiano di continuare a non essere adeguatamente rappresentati.
La società civile crede che solamente una autentica democratizzazione della Banca e del Fondo potranno ridare legittimità a queste istituzioni, pena la loro ulteriore crisi. Un primo passo nella giusta direzione potrebbe essere l'adozione di una doppia maggioranza – una economica e una politica – che effettui un ribilanciamento della distribuzione di potere Nord-Sud, nonché un forte potenzialmente del Consiglio Ministeriale dell'Fmi, come suggerito da un recente panel di esperti, che dovrebbe anche rappresentare il raccordo politico con il sistema delle Nazioni Unite.

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lunedì, 09 febbraio 2009
Dall'editoriale di Famiglia Cristiana
''Il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane, e' stato sdoganato nell'aula del Senato della Repubblica. E dire che Beppe Pisanu, ex ministro dell'Interno con la schiena dritta, aveva messo in guardia circa quella brama di menare le mani, gia' colpevole attorno ai tavoli del bar. Nessuno ha colto il suo grido d'allarme e l'Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini (col rischio che qualcuno muoia per strada o diffonda epidemie), cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei ''Bravi'' di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perche' poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo''.
[...] "Cosi' questo Paese, gia' abbastanza 'cattivo' con i piu' deboli, lo diventera' ancora di piu': si e' varcato il limite che distingue il rigore della legge dall'accanimento persecutorio. Il ricatto della Lega, di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto.''
[...] ''Eppure - conclude il periodico dei Paolini - nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignita' in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare 'rospi' padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa, la Lega, invece, esulta. Finalmente, il 'bastone padano', evocato da Borghezio nel 1999, oggi e' strumento d'ordine autorizzato dal Parlamento''
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giovedì, 05 febbraio 2009
Da oggi un medico potrà denunciare un immigrato irregolare
Medici Senza Frontiere (MSF), esprime profonda preoccupazione e allarme per le conseguenze dell’approvazione dell’emendamento 39.306 presentato in sede di esame del DDL 733 che ha avuto luogo oggi nell’Assemblea del Senato.
Il suddetto comma 5 prevedeva che “l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all'autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.
L’ambiguità conseguente a tale abrogazione e, di conseguenza, il concreto rischio di segnalazione e/o denuncia contestuale alla prestazione sanitaria creerà nell’immigrato privo di permesso di soggiorno e bisognoso di cure mediche, una reazione di paura e diffidenza in grado di ostacolarne l’accesso alle strutture sanitarie. Tutto ciò potrebbe provocare una pericolosa “marginalizzazione sanitaria” di una fetta della popolazione straniera presente sul territorio.
"Siamo sconcertati per la scelta del Senato di avere consapevolmente ignorato il grido di allarme lanciato dagli ordini professionali di medici, infermieri e ostetriche e da centinaia di associazioni e rappresentanti della società civile", dichiara Kostas Moschochoritis, direttore generale di MSF Italia. "Una scelta che sancisce la caduta del principio del segreto professionale per il personale sanitario volto a tutelare il paziente come essere umano indipendentemente da ogni altra considerazione".
MSF, promotrice insieme a SIMM, ASGI e OISG della campagna "Siamo medici e infermieri - Non siamo spie", si appella ora alla Camera dei Deputati perché riveda la posizione assunta dal Senato sul comma 5.
MSF lavora in Italia dal 2003 per fornire accesso alle cure e assistenza medica agli immigrati. In collaborazione con le ASL locali ha gestito 35 ambulatori per stranieri irregolari e ha curato 18mila pazienti.
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lunedì, 02 febbraio 2009

Arrivederci Amazzonia: il Forum sociale mondiale dà i numeri
(e gli appuntamenti per il 2009)

L'Assemblea delle assembleee, che ha chiuso ieri sera nel palco della Università UFRA l'edizione 2009 del Forum Sociale Mondiale a Belem e nella quale ben 30 gruppi di lavoro tematici hanno presentato il risultato delle loro attivita' di questi giorni, le proprie ricette anti-crisi e le priorità per il nuovo anno, ha costruito per il movimento altermondialista una fitta agenda di mobilitazioni per il 2009. Di seguito alcuni dei principali appuntamenti:
8 marzo Giornata per i diritti delle donne
14-22 marzo mobilitazione e Forum parallelo al World Water Forum di Itambul
28 marzo comincia a Londra la settimana d'azione in occasione del G20
30 marzo mobilitazione contro la guerra e la crisi
30 marzo giornata di solidarietà con il popolo palestinese e boicottaggio degli investimenti e dei prodotti israeliani
4 aprile Giornata di mobilitazione in occasione del 60esimo anniversario della Nato;
17 aprile Giornata Internazionale per la Sovranità alimentare
1 Maggio Giornata Internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici
luglio Giornate di mobilitazione per il G8 in Italia
12 ottobre Giornata mondiale di mobilitazione per la difesa della Madre Terra, contro la mercificazione della vita. 
12 dicembre Giornata di Azione Globale sulla giustizia climatica in occasione della Conferenza  di Copenhagen sul clima. 

Tutti i numeri del Forum
135 mila sono stati i partecipanti registrati al forum,
15 mila nell'accampamento della gioventù,
3mila piccoli accolti nella tenda dei bambini,
per un totale diun numero totale di circa 150mila partecipanti. Le 5.808 le associazioni coinvolte
489 dall'Africa,
119 dall'America centrale,
155 dall'America del Nord,
4193 dall'America del Sud,
334 dall'Asia,
491 dall'Europa,
27 dall'Oceania
che hanno promosso bem 2310 attività autgestite.  
4830 sono stati i volontari, traduttori, tecnici e responsabili del comitato promotore al lavoro per la tre giorni,
5200 gli espositori nelle botteghe, nella fiera dell'economia solidale e negli spazi di ristorazione.
200 sono stati gli eventi culturali realizzati,
200 gli eventi culturali,
1000 gli artisti che hanno organizzato performance.
Imponente la copertura mediatica dell'evento, accompagnata da Fair per quanto riguarda la stampa internazionale:
800 testate di 30 paesi si sono accreditate al Forum,
4500 i giornalisti, professionisti della comunicazione o freelance iscritti,
2.500 che hanno lavorato tra i padiglioni delle due  università di Belem e
circa 2mila a distanza, ricevendo comunicati e supporto dallo staff di comunicazione del FSM.

domenica, 01 febbraio 2009
WSF 2009: oggi le assemblee tematiche
La nona edizione del Social Forum Mondiale sta volgendo alla conclusione. Ieri è stata l'ultima giornata dedicata alle attività autogestite, mentre oggi – ultimo giorno di lavori – sono previste le assemblee tematiche nelle quali associazioni, movimenti, sindacati e tutte le istanze sociali presenti a Belem si incontreranno per raccogliere le proposte emerse durante questi giorni di lavoro.
Le assemblee tematiche saranno ventidue, divise per tema e dislocate nei maggiori tendoni allestiti nei due campus, per garantire la più ampia partecipazione. Giustizia climatica, diritti umani, diritti collettivi dei popoli, crisi di civilizzazione e buen vivir, lotta contro guerra e armamenti, questioni pan amazzoniche, scienze e democrazia, diritti e identità degli afrodiscendenti, questioni di genere, intercomunicazione, dichiarazione ONU sui diritti dei popoli indigeni, lotta contro corruzione e impunità, educazione, migrazioni, crisi finanziaria e lavoro sono i temi sul tavolo.
Dopo le assemblee tematiche le proposte emerse saranno raccolte nella dichiarazione finale, che  verrà discussa durante la Assemblea delle Assemblee, nella quale scaturirà una agenda condivisa di azioni ed iniziative da portare avanti nel corso dell'anno.
La giornata di ieri ha visto anche lo svolgimento della “Corsa dei diritti e della solidarietà”, organizzata da UISP – Unione Italiana Sport per Tutti.  La manifestazione sportiva è giunta alla sua seconda edizione. Lanciata a Nairobi insieme a Libera per far entrare in contatto il blindatissimo FSM 2007 con gli abitanti dei quartieri vicini alla sede del Forum, l'iniziativa è stata riproposta a Belem con lo stesso obiettivo. La corsa è partita dal Villaggio del Forum, vicino l'Università, per percorrere i 6 chilometri del percorso attraverso i quartieri popolari di Guamà e Terra Firme e alcune delle favelas della città. L'iniziativa ha visto la partecipazione di circa 2.000 corridori tra cui molti abitanti delle favelas circostanti.
 UISP sostiene che lo sport rappresenta uno strumento di integrazione sociale e di educazione ambientale, luogo di non discriminazione e di diritti per tutti. Proprio in tal senso – affermano gli organizzatori - “la corsa ha avuto come obiettivo porre l'attenzione sui problemi delle popolazioni indigene che in questi anni hanno subito maggiormente gli effetti più devastanti dell'economia globale: inquinamento, deforestazione, sradicamento culturale”.
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categoria:movimenti e politica, istituzioni e globalizzazione
sabato, 31 gennaio 2009

Amazonida: la moneta sociale sfida il Forum
Il Forum sociale mondiale sceglie di sperimentare una moneta locale, ben accetta e (direi) ben funzionante, almeno nei 400 stand che accolgono gli oltre 1000 produttori dell'economia solidale presenti a Belém. La moneta sociale Amazonida, che vale 1 reais, in realtà, è qualcosa di più di una colorata "moneta del Monopoli" con cui giocare a comprare artigianato e cibo belli e buoni per chi li compra e giusti per chi li produce. Il "capitale" che assicura il valore della moneta è una quantità di prodotti custoditi in uno spazio chiamato "ecobanca". I produttori conferiscono un capitale di prodotti e ricevono Amazonida che consentono loro, innanzitutto, di scambiare altri prodotti e materia prima, e in secondo luogo, permettono ai partecipanti al Forum di prendere contatto con una realtà importante ed emergente in Brasile, come in tutta l'America latina.
   Alla fine del 2008 nel Paese, infatti, c'erano ben 37 Banche comunitarie già funzionanti come servizi finanziari solidali, utilizzate come volano di reti locali di produzione e di consumo in zone a basso reddito. La prima Banca solidale in Brasile fu il Banco Palmas, inaugurato a gennaio del 2008 nel Conjunto Palmeira, un barrio poverissimo alla periferia di Fortaleza (CE) con circa 30mila abitanti. L'idea è partita dall'Associazione degli abitanti del Conjunto, che hanno costruito innanzitutto uno strumento di piccolo microcredito basato sul Palmas, che potesse diventare un incentivo alla moltiplicazione degli scambi tra produttori e consumatori, e sostenesse la nascita di nuove realtà di commercializzazione come i mercati e i negozi solidali. Oggi il Palmas è accettato da ben 240 imprese che, per di più, assicurano uno sconto tra il 2% e il 15% alle persone che pagano con Palmas.
   A marzo dello scorso anno il ministero del lavoro e impiego (Mte) ha condotto, con l'appoggio della Università federale del Parà, una valutazione d'impatto del Banco nel Conjuncto. I risultati sono sorprendenti: il 98% degli intervistati era convinto che il Banco Palmas ha contribuito in misura determinante allo sviluppo del Conjuncto; il 90% che ha contribuito al miglioramento della qualità della vita; il 26% ha constatato un'aumento del reddito familiare attraverso la moneta; il 22% sono riusciti ad ottenere un lavoro grazie al nuovo "giro" generato dal Banco Palmas. L'esperienza del Banco si è, di recente, trasferita anche in venezuela, dove una legge del Governo Chavez ha stabilito che i consiglio comunali possono costruire 1 banco ogni 200 abitanti. Il risultato? Ad oggi in Venezuela, con l'appoggio brasiliano, sono nate ben 3600 Banche, ed in Brasile è in discussione una legge che vorrebbe introdurre il Segmanto Nazional de Financas Populares e Solidarias, un dipartimento di politiche pubbliche tutto dedicato a questo settore emergente.
Altro che Monopoli...

sabato, 31 gennaio 2009

Economia solidaria in Amazzonia: il mondo in una stanza
Organizzata dalla Rete intercontinentale di promozione dell'Economia Sociale Solidale (Ripess), la giornata dedicata qui al Forum Sociale Amazzonico alle proposte dell'economia solidale per combattere la crisi, è stata tra le più partecipate da un pubblico di tanti Paesi diversi e, soprattutto, tra le più concrete nel descrivere alternative già in piedi e realmente innovative. In Canada, ad esempio, ci spiegava Ethel Cole, che supporta in quel Paese il processo Ripess, due terzi delle derrate che alimentano gli abitanti del Paese vengono importate da ben 150 Paesi del mondo. E questo ha provocato un aumento degli addetti del settore agricolo che vivono con 200 dollari al mese del 20% e, d'altro canto, il fiorire di oltre 2100 "local food initiatives", cioè di reti di salvatatra imprese, consumatori e produttori. E' dal 1975 che in Canada sono nati i primi "mercati contadini" per arginare la crisi del reddito agricolo. Nel 2008 il 3,9% del Pil dei ristoranti canadesi è legato a questo tipo di iniziative e sono ben 700 quelle che hanno deciso di associarsi per difendere le aziende agricole locali "adottandoli" come fornitori unici.
   "L'economia solidale è l'unico comparto che in questo momento non sta subendo la crisi, ma la sta vivendo come un'opportunità" ha spiegato Euclides Mance, economista brasiliano, tra i 'padri' dell'economia solidaria dell'America Latina. Costruendo un percorso comune verso il vertice internazionale di Ripess che si svolgerà dal 22 al 25 aprile a Lussemburgo, nell'angolo più oscuro della finanza globale, Mance ha lanciato una sfida alle Nazioni Unite: "nel 1997 il 41% della forza lavoro era concentrata nell'agricoltura, ma l'Organizzazione internazionale del lavoro ci ha spiegato che nel 2007 è scesa al 35%. Nel 2007 in Europa solo il 4% della forza lavoro era collocata in agricoltura, in Africa è il 65%. Se davvero dobbiamo combattere la crisi, soprattutto quella alimentare, dobbiamo chiedere all'Onu di smettere di regalare soldi alle imprese multinazionali per i loro aiuti alimentari, ma investire più risorse nell'agricoltura familiare e nell'economia solidale. Alltrimenti sono buttati via".
   Vanessa Rodriguez, del Forum brasiliano della sicurezza alimentare e nutrizionale gli ha dato ragione: "anche se qui abbiamo una legge nazionale per la sicurezza alimentare, le transnazionali giorno dopo giorno chiudono gli spazi commerciali ai piccoli produttori, che pure in Brasile producono ancora oltre il 60% del cibo disponibile. Oggi sono sotto attacco le mense delle scuole pubbliche, un diritto dei bambini, che potrebbero essere collegate alle filiere locali e invece le grandi imprese vogliono privatizzare". In Messico, racconta la rappresentante della rete Chilo, contro le privatizzazioni spinte dal trattato di libero scambio con gli Usa, i piccoli produttori scambiano tra loro per chiudere le catene della trasformazione: mais e olio alimentare per fare tortillas. Zucchero e farine per fare dolci. Frutta e vegetali per ampliare l'offerta e vendere direttamente saltando i supermercati. Chi sta fuori guadagna meno, assicura, o chiude.
   E' la linea, d'altronde, che Mondo solidale, Libero mondo, Equomercato e Fair, hanno scelto sostenendo insieme, con la vendita di detersivi per la casa alla spina biologici ed equosolidali, la campagna "babacu libre" per salvare l'albero della vita, che da' a indigeni e comunità oli, tensioattivi, e prodotti indispensabili alla vita quotidiana, ma che è per le grandi imprese la prossima miniera di basi per biocarburanti e oli industriali. "La raccolta di babacu fatta dalle comunità locali - ha raccontato Rupert, un'attivista della campagna- è sostenibile e da' da vivere a migliaia di villaggi. Appena arrivano le transnazionali gli alberi, semplicemente, si ammalano e abbassano la resa. Intorno la foresta muore. Noi resistiamo, però, e le vendite vanno bene. Fino a quando resistiamo la crisi non ci atterra, e la risposta arriva solo in rete, tra Nord e Sud".

venerdì, 30 gennaio 2009
Belem: il vero contraltare al Forum Economico Mondiale. Parola di Presidenti.
Si parla di partecipazione dei movimenti, di guerre permanenti ed anche di lavoro, una delle vittime illustri del tonfo del sistema neoliberale: centinaia di attività si sono svolte da mattina a sera nelle decine di aule e tendoni montati ad hoc nelle due università che ospitano la sei giorni di lavori del Forum.
Tra esse, oltre alle ricorrenti discussioni su crisi globale, emergenza ambientale, difesa dell'Amazzonia e diritto dei popoli all'autodeterminazione, anche alcuni importanti dibattiti su lavoro, debito, convergenze tra movimenti e contro guerra ed armamenti.
Il sindacato italiano operai metalmeccanici FIOM ha promosso – assieme alla rete Lavoro e Globalizzazione (nata durante il FSM di Nairobi, nel 2007) – un panel di discussione dal titolo “Nuove lotte e nuove alleanze”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti di sindacati e movimenti sociali provenienti da Nepal, India, Colombia, Sudafrica. Nell'introdurre i lavori del panel, Alessandra Mecozzi – responsabile esteri Fiom – ha ribadito: "la situazione attuale, lo smantellamento dello stato di diritti, la crisi economica e la precarizzazione del lavoro sono fattori che richiedono la costruzione e il rafforzamento di alleanze tra organizzazioni della società civile e sindacati".
Sempre nel pomeriggio di ieri una altro panel di discussione, promosso dalla rete di movimenti contro guerra ed armamenti, cui appartiene il sindacato di base italiano Cobas, ha lanciato per il 4 aprile la proposta di una mobilitazione globale da svolgersi a Strasburgo in occasione delle celebrazioni dei 60 anni dalla firma del patto atlantico che istituì la Nato. Secondo Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas “nonostante non vi sia stato nel movimento una discussione sulla gerarchia tematica degli argomenti sul tavolo in questo forum – penso soprattutto alla crisi economica, ambientale, energetica e alimentare – sicuramente la questione della guerra occupa nella scala di priorità un gradino alto, in quanto rappresenta lo strumento prediletto di soluzione delle crisi, legittimando il ricorso alla forza e talvolta alla brutalità come metodo di risoluzione di ogni situazione non facilmente gestibile”. Si è parlato come era prevedibile anche di Palestina, con la proposta – che sarà riportata nell'assemblea tematica dedicata dell'ultimo giorno – di celebrare nei prossimi mesi una giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina.

Proprio alla Palestina è stata inoltre dedicata la prima connessione italiana con Belem Expanded: la dinamica inaugurata qui a Belem che permette di connettersi ai lavori del Forum attraverso internet, radio e tv per mettere in contatto e condividere iniziative, azioni e manifestazioni organizzate dai movimenti attorno al mondo. Alle 21 di ieri ora italiana il primo collegamento Belem-Roma ha riguardato il Concerto per Gaza, tenutosi all'Ambra Jovinelli e che ha visto la straordinaria partecipazione di centinaia di persone.

La giornata di ieri è stata anche contraddistinta dall'annunciato incontro con i presidenti latinoamericani che sono espressione diretta dei processi sociali in atto nel continente nell'ultimo decennio. Ad intervenire nei locali dell'accampamento dei Sem Terra i mandatari di Venezuela, Ecuador, Bolivia e Paraguay. Assente invece Lula, che ha preferito non partecipare all'incontro per evitare contestazioni da parte di diversi movimenti brasiliani in seguito alle misure promosse dal suo governo su agro combustibili, mega progetti infrastrutturali, riforma agraria e urbana. 
postato da: fairwatch alle ore 07:45 | Permalink | commenti
categoria:movimenti e politica, istituzioni e globalizzazione